I sogni di Joel

Articoli su statistiche, studi universitari, campagne di sensibilizzazione: tutto per raccontare i “nuovi italiani”. Poi – facendo i conti sui numeri del 2011 – scopri che il racconto dei giovani immigrati che più ha attratto i lettori sta dentro ad un tragico fatto di cronaca, uno dei tanti dell’anno. Che parla di un ragazzino che veniva da una famiglia di lavoratori, giocava a calcio, voleva solo fare il cameriere e faceva un bel po’ di fatica per avere una vita normale nel suo Paese d’adozione. Spero che i tanti che hanno letto ci abbiano riflettuto un po’ sul ragazzino “straniero”. Raccontare banali storie di provincia è un po’ anche questo, sperare che abbia un senso.

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Budapest, il qui e l’altrove

Sette giorni nella pianura pannonica e a Budapest: quello che cerco è più in là, ma nel 2009 volevo solo immaginarlo

Il Venezia Express, il treno espresso in viaggio verso est (e verso sud, verso i Balcani), ha dieci carrozze e quasi altrettante destinazioni. Va a Budapest, ma intanto lascia lungo la strada una serie di carrozze dirette: Belgrado, Cluj Napoca, Bucarest, una volta alla settimana due wagon-lits per Kiev e Mosca, pare pure molto frequentate a dispetto delle sessantun ore di viaggio complessive. Ma io mi fermo nella capitale ungherese. Budapest, Vienna, Praga. Il centro dell’Europa dovrebbe essere questo, il triangolo tra le tre capitali della Mitteleuropa. Com’è che non ho mai visto Praga, che ho vaghi ricordi di Vienna e invece ritorno a Budapest per la seconda volta? E perché non vado più a est? Che ci faccio qui? Continua a leggere

“Giorgio Bocca era un fascista…”

“Giorgio Bocca era un fascista, era nei Guf, scriveva per il fascismo, poi quando le cose andavano male è diventato partigiano”. In tanti hanno scritto così, con pessimo gusto, nel giorno della morte di Bocca (tra tutti, mi dispiace per Telese, che usa l’artificio retorico del negare quel che sta dicendo). Ora, dire così di Bocca, vuol dire non aver capito nulla. Non di Bocca, ma degli italiani e del loro rapporto con l’autoritarismo. I punti sono due: il primo, più ovvio, è che chiunque sia nato tra il 1920 e il 1940 – se non trovava opposizione in famiglia – rischiava di crescere fascista, educato com’era a scuola, ai campi balilla, dal conformismo in generale. Il secondo, meno ovvio, è che a differenza di molti, solo una minoranza – cresciuta fascista – prese le armi per riscattare una nazione, una generazione, se stessi, giurando di non ricascarci. Bocca lo scriveva chiaramente, spiegando la disillusione, la successiva reazione al fascismo rappresentata dalla Resistenza, la successiva allergia all’ortodossia comunista togliattiana. Gli altri, probabilmente la maggioranza, aspettarono che le cose cambiassero, diventarono democristiani o stalinisti. E forse sono quelli che oggi danno lezioni.

Queste due categorie – le maggioranze silenziose adeguatasi e le minoranze resistenti – le si ritrova sempre, in Italia. Io le ritrovo persino nella mia famiglia. Avevo un bisnonno paterno, a Saronno, che morì quarantenne pochi mesi dopo essere stato costretto, nel 1940, a prendere la tessera del sindacato fascista, per non perdere il lavoro e sfamare la famiglia; e avevo un altro ramo della famiglia paterna che da sempre, con ritegno piemontese e sabaudo, sta lontano dalla politica, che negli anni Trenta si era adeguato senza nessun entusiasmo e attivismo e, dopo le sofferenze della guerra, si è riscoperto democratica.

Il trenino Pixar tra le case vittoriane

stourbridge town branch lineA guardarlo, più che un treno, sembra la caricatura di un treno. La conferma che i treni inglesi siano oggi i meno belli d’Europa si può trovare a Stourbridge, nei dintorni di Birmingham: l’automotrice che collega la stazione principale in periferia al centro della cittadina sembra uno di quei disegni futuribili degli anni Sessanta. Oppure un treno-cartoon di un ipotetico film della Pixar, sulla scia di Cars. Il che ce lo fa stare quasi un po’ simpatico, nella sua bruttezza. Continua a leggere

Mohamed, Marina e la pronuncia di Tahrir Square

Il 2011 è stato l’anno della Primavera Araba. Ci ha sorpreso a gennaio, quando si è scoperta l’esistenza di un posto in Tunisia che si chiama Sidi Bouzid, una cittadina con la piazza polverosa come tante località del mondo. Ci abitava Mohamed Bouazizi, il ragazzo di 26 anni che con il suo sacrifico – cercato o meno che sia – ha dato il vita alla rivoluzione, che non sappiamo ancora come finirà (nella Storia non si sa mai come va a finire). La storia di quest’anno suona per me come la voce di Marina Petrillo, che ho ascoltato su Alaska di Radio Popolare raccontare di luoghi, storie e vite, calandosi fin dentro alle vicende, scegliendo di fare un giornalismo che non è neutrale ma partecipe Continua a leggere

Regione Lombardia si compra Zingonia, la “città” senz’acqua

Regione Lombardia ha annunciato che si comprerà i palazzi di Zingonia, in provincia di Bergamo, per abbatterli, ricostruire l’area e farla «rinascere».

Può una città nascere da zero e crescere? Dalle parti dell’Agro Pontino ne sanno qualcosa, leggere Antonio Pennacchi per credere. Pure a San Paolo del Brasile e a Nuova Delhi. Ma qui parliamo di una cosa diversa: non una città fondata dallo Stato, ma da un privato. Che sceglie i terreni, paga i Comuni interessati, ci porta residenti. Il nome della città – che tale, in realtà, non è mai diventata – si chiama Zingonia, un nome che chi è di Bergamo conosce bene. Continua a leggere

“Auf Wiedersehen trenino”. La crisi taglia le ferrovie rurali

Come cambierà il nostro mondo con la crisi economica? Guardare quel che succede all’estero è un buon modo per capire certi scenari, anche in settori specifici. Così, per quanto riguarda i trasporti pubblici, si può guardare al piano di tagli appena annunciato dall’Austria, uno degli Stati europei con la rete ferroviaria meglio gestita e più capillare, in un Paese con grandissime aree rurali. Bene, proprio queste ultime – a bassa densità, minore richiesta di mobilità, minore centralità economica –  sono le più colpite dai tagli annunciati, con una dozzina di linee che saranno chiuse Continua a leggere