Cento metri di città, il progetto

“Cento metri di città” è un tentativo di raccontare Gallarate, la cittadina di provincia in cui vivo, in modo un po’ originale, facendo parlare i luoghi nel loro trasformarsi, nel cambiare aspetto, abitanti, funzioni. Definire il perimetro di questa narrazione non è facilissimo: è nata in modo quasi casuale e si è andata adattando nel tempo, man mano che il racconto fluiva partendo da nuovi spunti. In origine ho fatto “parlare” solo i luoghi: così è accaduto nella prima puntata, cercando un filo conduttore in una breve via (davvero solo centro metri di città) che si stava trasformando. L’ispirazione all’inizio mi è venuta dal fenomenale blog ilgirodellanera, ma poi ho declinato il tutto in una versione che più provinciale non si può: quasi rassicurante, nella mistura di un passato familiare e un presente in cui i grandi mutamenti della società italiana si riflettono attutiti e i fatti di cronaca sono quasi sempre minimi, rispetto a quanto avviene nelle grandi città. 

Quando un collega, dopo la prima puntata, mi ha detto che forse era più interessante far parlare qualche essere umano, oltre ai muri, l’approccio è cambiato un po’. Alla quarta puntata, poi, mi sono reso conto che parlare della città di ieri e di quella di oggi era anche una occasione per raccogliere una memoria sempre più labile, senza per forza farne un discorso nostalgico, della serie “come eravamo” o peggio del “quiuntempoeratuttacampagna“. Così è nata tutta la parte che racconta la storia del lavoro parlando delle vecchie fabbriche, scegliendo quelle che non sono scomparse ma che attendono una ridefinizione o hanno già una nuova funzione produttiva e di servizio. Si parla di Gallarate, ma forse potrebbe essere una qualsiasi cittadina di provincia in questi tumultuosi anni di cambiamenti e di cemento sparso ovunque.Che questa narrazione zoppicante e per certi versi appassionata abbia un senso o meno, non sta a me dirlo (ma forse nemmeno a voi).

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