Regione Lombardia si compra Zingonia, la “città” senz’acqua

Regione Lombardia ha annunciato che si comprerà i palazzi di Zingonia, in provincia di Bergamo, per abbatterli, ricostruire l’area e farla «rinascere».

Può una città nascere da zero e crescere? Dalle parti dell’Agro Pontino ne sanno qualcosa, leggere Antonio Pennacchi per credere. Pure a San Paolo del Brasile e a Nuova Delhi. Ma qui parliamo di una cosa diversa: non una città fondata dallo Stato, ma da un privato. Che sceglie i terreni, paga i Comuni interessati, ci porta residenti. Il nome della città – che tale, in realtà, non è mai diventata – si chiama Zingonia, un nome che chi è di Bergamo conosce bene.

Vi risparmio la storia del signor Zingone che si è fatto la città a suo nome, megalomane che neanche Mussolini (che una Mussolinia in realtà se l’era fatta, peraltro in un posto di Sardegna dove per dieci anni c’avevano messo i soldi le banche e i capitalisti: «Pussa via, qui comando io», direbbe Pennacchi). Comunque: il sogno cementifero della città da 50mila abitanti tra Milano e Bergamo è svanito da tempo, è rimasto un quartiere che non ha un’amministrazione (il territorio è diviso tra 5 Comuni diversi) ma solo un amministratore di condominio, che poi si è pure dimesso. Da tempo Zingonia è diventata un ghetto: prima si affittava ai terun che venivano a Bergamo a lavorare, poi lo si è fatto con gli stranieri, anzi dopo un po’ si è pure iniziato a venderle, le case. Le statistiche dicono che la zona è abitata al 74% da stranieri, in gran parte a bassissimo reddito: non proprio una base solida per costruire l’integrazione. Centinaia di persone vivono in condizioni di semi-illegalità e povertà, al punto di non avere più neppure l’acqua in casa, perché A2A ha tagliato la fornitura. Manodopera in nero per i cantieri o per lo spaccio. Per i razzisti locali fare a pezzi Zingonia è diventato un sogno.

Fatto sta che a distanza di qualche anno di distanza dal fallimento di questa speculazione edilizia senza precedenti, ora Regione Lombardia ha deciso di togliere le castagne dal fuoco: comprerà  quei palazzi ingestibili (il condominio ha debiti giganteschi), li abbatterà e Aler – l’azienda regionale delle case popolari – ci farà costruire nuove case, con la formula dell’housing sociale. “Far rinascere Zingonia”, dicono esultanti. Ma scaricando sulla collettività le perdite di un (piccolo) disastro economico e sociale. Almeno, io la vedo così.

PS: c’è una cosa che non cambia mai. Zingonia è nata lungo l’autostrada A4, che doveva darle linfa vitale. Oggi si dice – testuale – che la zona «grazie alle nuove infrastrutture Brebemi e Pedemontana diventa assolutamente strategica». Una città fondata sull’automobile e sul camion, se non uno Stato intero.

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