“Giorgio Bocca era un fascista…”

“Giorgio Bocca era un fascista, era nei Guf, scriveva per il fascismo, poi quando le cose andavano male è diventato partigiano”. In tanti hanno scritto così, con pessimo gusto, nel giorno della morte di Bocca (tra tutti, mi dispiace per Telese, che usa l’artificio retorico del negare quel che sta dicendo). Ora, dire così di Bocca, vuol dire non aver capito nulla. Non di Bocca, ma degli italiani e del loro rapporto con l’autoritarismo. I punti sono due: il primo, più ovvio, è che chiunque sia nato tra il 1920 e il 1940 – se non trovava opposizione in famiglia – rischiava di crescere fascista, educato com’era a scuola, ai campi balilla, dal conformismo in generale. Il secondo, meno ovvio, è che a differenza di molti, solo una minoranza – cresciuta fascista – prese le armi per riscattare una nazione, una generazione, se stessi, giurando di non ricascarci. Bocca lo scriveva chiaramente, spiegando la disillusione, la successiva reazione al fascismo rappresentata dalla Resistenza, la successiva allergia all’ortodossia comunista togliattiana. Gli altri, probabilmente la maggioranza, aspettarono che le cose cambiassero, diventarono democristiani o stalinisti. E forse sono quelli che oggi danno lezioni.

Queste due categorie – le maggioranze silenziose adeguatasi e le minoranze resistenti – le si ritrova sempre, in Italia. Io le ritrovo persino nella mia famiglia. Avevo un bisnonno paterno, a Saronno, che morì quarantenne pochi mesi dopo essere stato costretto, nel 1940, a prendere la tessera del sindacato fascista, per non perdere il lavoro e sfamare la famiglia; e avevo un altro ramo della famiglia paterna che da sempre, con ritegno piemontese e sabaudo, sta lontano dalla politica, che negli anni Trenta si era adeguato senza nessun entusiasmo e attivismo e, dopo le sofferenze della guerra, si è riscoperto democratica.

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One thought on ““Giorgio Bocca era un fascista…”

  1. C’è una differenza sostanziale tra il tuo post e le riflessioni delle “grandi firme”: tu citi esempi personali, ovvero della tua famiglia, al fine di spiegare una tesi molo equilibrata. Certi supercelebrati “opinionisti”, soprattutto quelli che gravitano attorno a svariati studi televisivi, hanno un altro fine: utilizzano la realtà (ma a volte stravolgono pure quella), in questo caso Giorgio Bocca, per parlare di se stessi. E’ un giochino che si chiama autoreferenzialità, che alimenta un certo tipo di consenso, molto televisivo… mentre leggo il tuo post, sto ascoltando una rassegna stampa radiofonica in cui si cita Vittorio Feltri che si produce in un elogio di don Verzé… un altro esercizio di autoreferenzialità. I fatti separati dalle opinioni, please, ma se i fatti contrastano con le opinioni, meglio eliminarli, o stravolgerli. Da noi si dice: chi vusa pussée, la vaca l’è la sua

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