Ferrovie “tagliate” nelle campagne (e non solo) del Piemonte

E come previsto, ora tocca alle aree rurali perdere il treno: da giugno Regione Piemonte intende sopprimere il servizio pubblico su ferro su una mezza dozzina di linee, quasi tutte in zone a medio-bassa densità abitativa. L’elenco delle linee che rischierebbero la chiusura sta dentro al “Piano di razionalizzazione del trasporto pubblico locale”, ufficioso e tenuto finora quasi nascosto: accomuna la Pinerolo-Torre Pellice – quasi “suburbana” – alla brevissima Novi-Tortona, la Cuneo-Mondovì alla pittoresca Ceva-Ormea nella Valle del Tanaro. E ancora entrambe le linee che attraversano le stupende colline del Basso Monferrato, vale a dire la Vercelli-Casale-Asti e la Asti-Chivasso con le sue stazioncine in stile neoromanico. Sulla Cuneo-Saluzzo rimarrebbe solo il servizio merci, con diversi convogli che portano legname alle cartiere Burgo.

La giunta Cota, insieme a Trenitalia, è pronta a mandare al macero molte linee su cui – ed è un paradosso molto italiano – si è anche investito non poco. Sprecare milioni di euro, per poi abbandonare tutto. Come i viadotti di cemento di Agrigento che finiscono nel nulla, solo più nascosti. La Asti-Chivasso e la Cuneo-Mondovì, per esempio, hanno riaperto dopo anni di lavori per ricostruire i ponti (rispettivamente sul Po e sul torrente Gesso) spazzati via dalle alluvioni che colpirono il Piemonte nel 1994. Dopo aver ricostruito e speso sldi pubblici (3 milioni di euro solo per il ponte sul Gesso), le linee son state lasciate morire d’inedia, con pochi treni e senza servizio domenicale e nei periodi di vacanza, proprio quando potrebbero avere un uso turistico.

Alla miopia dei governanti, poi si aggiunge quella dei cittadini: la Torre Pellice-Pinerolo, infatti, è una antenna ben frequentata da lavoratori e studenti che dalla Val Pellice vanno verso la cittadina (famosa per i reggimenti di cavalleria, la fortezza e… per la celebre gita di Fantozzi!) e verso Torino. Ma nonostante la sua indubbia utilità, finirebbe nel tritacarne dei tagli forse anche per effetto della campagna denigratoria che da anni si fa sui passaggi a livello: qui da anni si discute di fantascientifiche soluzioni alternative (scomodando a sproposito il concetto  di tram-treno) pur di eliminare quegli attraversamenti colpevoli di rallentare auto e camion. Auto e camion che – a vedere le scelte che si stanno facendo – rappresenteranno ancora a lungo l’arretrato futuro della mobilità in Italia.

La foto sopra è uno scatto presso Montechiaro d’Asti, linea Asti-Chivasso: la foto è di Marco Carlone ed è tratta dal sito Pluripremiatrotrio.it, che vi invito a visitare

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