Da Tirana a Elbasan, la strada tra i monti d’Albania

In Albania c’è ancora chi la chiama – senza disprezzo o contraddizione – “la strada fascista”, perché realizzata dagli italiani a fine anni Trenta. È la strada tra Tirana ed Elbasan, terza città d’Albania, trenta chilometri in linea d’aria, quasi il doppio nella realtà: oggi è una strada scalcagnata, che sale oltre i mille metri di quota per poi ridiscendere verso la valle del fiume Skumbin, dove giace Elbasan. In Albania però il furore infrastrutturale sta assaltando anche questa zona: l’anno scorso è partito ufficialmente il progetto per una nuova autostrada diretta, finanziata da capitali arabi, a doppia carreggiata. Che effetti avrà il nuovo progetto sulla vita delle zone di montagna, che oggi vivono grazie al fatto di essere ai margini della strada?

Sono stato da queste parti, l’ultima volta, nel 2009. L’uscita da Tirana verso Elbasan è lunga come un rosario di bestemmie, quelle degli autisti impegnati tra accelerate e frenate improvvise, per evitare carretti, gente a piedi ma soprattutto le buche, a volte vere voragini pronte a fare a pezzi balestre e ammortizzatori vari. Nei dieci chilometri circa dal centro della città alla campagna sfilano la munitissima residenza del Presidente della Repubblica, i quartieri di palazzine degli anni del Regime (qui chiamano così la dittatura comunista), ville e villette di forme improbabili – compreso un castello di sabbia, nella foto -, qualche università privata luccicante nel mezzo del delirio urbanistico.
Al capo opposto della strada, la discesa verso la grande pianura di Elbasan è invece spettacolare, tra ulivi maestosi aggirati dai tornanti. Giganteschi mosaici propagandistici di gusto vagamente cinese, eredità di Enver Hoxha, guardano al piano e al gigantesco complesso delle acciaierie (“la metallurgia”, dice la gente del posto) costruita dai cinesi, che per anni ha dato da mangiare agli abitanti di Elbasan, in cambio di inquinamento, tossine e malformazioni in eredità. A differenza che dal lato di Tirana, l’approdo alla città qui è quasi improvviso.

In mezzo sta appunto la montagna, territorio duro e poco accessibile che oggi sembra vivo solo grazie alla strada. Salendo da Tirana verso il villaggio di Petrele, l’affanno edificatorio si fa via via meno insistente, lasciando il posto ad una vita di rurale di immutabile sopravvivenza. Sui bordi delle strade stanno i banchetti dei contadini, che spuntano dal nulla intorno e commerciano all’ombra dei petrosi memoriali della lotta partigiana (come antiche rovine del passato remoto, abbandonate e dileggiate dagli spray). Centinaia di archetti in cemento – più o meno rovinati dal tempo – delimitano la strada, così come la pensarono gli ingegneri italiani ottant’anni fa: sui tornanti stanno ristorantini di strada, dove si mangia per pochi euro, ché tra le poche cose che continuano a costare poco in Albania c’è il cibo (ma non l’acqua, rigorosamente in bottiglia dalla Francia o dalla Grecia). È un microcosmo in bilico tra un passato rurale e la rutilante e incontrollata modernità che avanza, ineluttabile.

Il progetto della Tirana-Elbasan accorcerà la strada da 56 a 35 km, passando molto più in basso e valicando le montagne con due tunnel da 4,4 km complessivi. L’Albania è uno degli stati più poveri d’Europa, ma costruisce grandi opere a getto continuo: i progetti infrastrutturali sono finanziati dall’esterno (in questo caso da fondi arabi per 400 milioni) che andranno ad aumentare il già gigantesco debito pubblico albanese. Neanche da dirlo, i grandi appaltatori sono imprese estere: nel caso della Tirana-Elbasan, ad esempio, la realizzazione dei tunnel è stata affidata ad una compagnia greca, la Aktor. Quello per il tunnel (opera da 58,6 milioni di euro) è stato il primo cantiere aperto, nell’aprile del 2011. Naturalmente la superstrada a doppia carreggiata non è che uno dei grandi progetti lanciati in questi anni in Albania: ci sono anche la nuova tangenziale di Tirana (per collegare le due autostrade verso Durazzo ed Elbasan) e soprattutto l’autostrada Tirana-Kukes, che si connetterà con la controversa e costosissima autostrada kosovara.

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