Il Gambadelegn non c’è più

Quel nomignolo curioso e di origine molto dibattuta, Gambadelegn, lo conoscono un po’ tutti, nei dintorni di Milano: Gambadelegn erano i tram extraurbani, nati come tram a vapore e diventati poi più moderni con la trazione elettrica. Una storia lunga 130 anni e più, che si è chiusa in sordina sabato 12 maggio 2012: è stato l’ultimo giorno del tram Milano-Limbiate, ultima linea extraurbana rimasta nei dintorni di Milano. Per anni Atm ha rinviato la manutenzione dei binari – in fin dei conti la linea serve altri Comuni, non Milano e i suoi elettori – e alla fine l’Ustif (l’ufficio ministeriale che, semplificando al massimo, è una specie di Motorizzazione dei mezzi su rotaia) ha deciso la soppressione per mancanza di standard di sicurezza.

Da un giorno all’altro gli abitanti della zona e gli appassionati di tram hanno scoperto che la storia del Gambadelegn sarebbe finita per sempre: quando – e se – rivedremo in funzione le due linee rimaste (quella per Limbiate e quella per Desio, chiusa a ottobre 2011), saranno qualcosa di molto diverso. Ci saranno tram moderni – per fortuna! – e binario doppio su gran parte del percorso: sarà solo un ricordo la vecchia tramvia, con il suo binario unico punteggiato dai ciuffi d’erba erba, separato dalla strada solo da un basso cordolo.

Le città si trasformano, i borghi della provincia diventano periferia, le fabbriche lungo il percorso lasciano il posto a quartieri residenziali e torri del terziario avanzato. Non sarò certo io a sognare che il tram della Brianza rimanga per sempre identico: curioso, però, che una volta tanto i pendolari siano in subbuglio per l’arrivo degli autobus, che fino a pochi decenni fa erano simbolo incontrastato di modernità e oggi, almeno qui, sono considerati comunque meno moderni e comodi del tram. “Quasi-un-treno-in-strada” (come lo chiamò Stefano Paolini in un suo articolo su Photorail), ma ancora potenzialmente adeguato per velocità commerciale e servizio, con i binari rimessi a nuovo.

Per il resto non posso far altro che pensare che la storia centenaria dei tram extraurbani – per Magenta, Gallarate, Vaprio e Cassano d’Adda, Vimercate, Seregno, Abbiategrasso … – meriterebbe di essere conservata in qualche modo, anche nel suo aspetto materiale. In Germania mezzi come le motrici OEFT, i tram più potenti e veloci d’Italia (made in Milan), con i loro frontali arrotondati anni Cinquanta, avrebbero meritato un posto in un museo, magari anche anche un museo vivo con qualche centinaio di metri di binario in funzione. Ma senza andare in Germania, a Torino avrebbero meritato di finire nella raccolta di tram (funzionanti) che la città ha saputo creare grazie all’intraprendenza di un gruppo di volontari, ma anche grazie alla sensibilità dell’azienda di trasporti (che mette anche qualche soldo, ma soprattutto dà fiducia e collabora con gli appassionati e la “società civile”). A Milano non ho molte speranze che questo accada, abbiamo perso quasi tutti i modelli di tram che si sono alternati su queste linee. E così guardo un po’ triste all’ultimo Gambadelegn che se ne va, portandosi via anche un po’ della nostra storia collettiva (nella foto: un lungo convoglio operaio con motrice verde e rimorchi bianco-gialli, al capolinea di via Valtellina a Milano, durante la mitica nevicata del 1985).

AGGIORNAMENTO: la linea Milano-Limbiate, grazie ad una grande mobilitazione degli utenti e degli amministratori locali, ha riaperto a ottobre 2012

Le foto di questo articolo sono inserite direttamente con la Url che rinvia ad altri siti cliccando sopra l’immagine. La prima e la terza sono foto dei giorni nostri, scattate da Giorgio Stagni: il reportage fotografico completo lo trovate dentro al suo sito Stagniweb. La seconda foto rinvia ad un articolo del quotidiano Il Giorno. La quarta foto è di Roberto Cocchi, rinvia alla galleria dei tram Atm extraurbani sul sito Photorail.com, di Stefano Paolini.

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One thought on “Il Gambadelegn non c’è più

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