Padre di plastica, tiraci fuori da questo crepaccio

Due palazzine di nuove case popolari a Gallarate,abitate dal 2008: la foto di Google Street è del dicembre 2010, sta arrivando Natale. In primo piano c’è un terreno incolto in attesa di diventare un parcheggio, ostaggio della legge e delle ipoteche delle banche arrivate fin qui. Ma ai balconi i Babbi Natale salgono in cordata Continua a leggere

Aspettando il gran balzo in avanti (nei giorni degli Occupy)

“Waiting for the great leap forward”, di Billy Bragg, è uno dei pezzi che ascolto spesso, col suo mischiare personale e politico, ironia disillusa e speranza resistente. La fenomenale rima tra la first lady “Jacqueline” e la materiale “gasoline”. Mi piace anche il fatto che sia una canzone che evolva nel tempo, insieme all’autore: bella la versione originale dei tempi della Guerra Fredda e dei Blocchi, ancor più quella degli anni Duemila, ai tempi della guerra infinita, delle bombe intelligenti e dei danni collaterali Continua a leggere

I caporali, le gru e le ciliegie

Qui in provincia ci capita anche che due fatti succedano molto vicini e nel tempo e nello spazio. Scena 1: è domenica, c’è una festa in piazza a Varese, la “festa delle ciliegie”. Gli ambulanti hanno il loro banchetto, sono seduti sulle sedie di plastica, hanno accanto il marito o la moglie o la fidanzata. Tra i clienti ci sono anche – mascherati – gli ispettori del lavoro e i carabinieri: multe a molti ambulanti, lavoro nero dei/delle consorti. «Anche solo per passare del tempo insieme» si giustificano gli ambulanti: «è normale che se arrivano quattro o cinque clienti insieme, la moglie è lì e dà una mano». Basta un sacchettino di carta passato di mano per diventare un lavoratore in nero: «Dispiace a che a noi, capiamo la loro posizione, ma la Legge è questa» mi diceva, qualche tempo fa, una ispettrice, impegnata appunto nei controlli a cooperative, ambulanti, negozianti.

Scena 2: due operai egiziani si arrampicano il cima ad una gru per chiedere i soldi arretrati per il lavoro già fatto, alla base della gru ci sono altri due egiziani, uno dei due “dirige” le trattative sulla vertenza, pretende il pagamento con un unico assegno che provvederà poi a frazionare. I sindacalisti edili – e non solo loro – hanno il sospetto che sia un “caporale” che organizza e sfrutta il lavoro altrui. I sindacalisti – incalzati sul perché certe cose non si riesce a contestarle prima che si arrivi al mezzo-dramma – dicono che i proprietari dell’area non li facevano entrare nel cantiere in oggetto, che può farlo solo l’ispettorato del lavoro, ma che ha troppo lavoro e poche persone disponibili.

Ecco: due fatti vicini nel tempo e nello spazio. Forse sarà semplicistico accostarli così, però un po’ d’effetto lo fa, a pensarci.

La straordinaria promessa tra Springsteen e il pubblico di Milano

Quasi quattro ore incredibili, di musica e di dialogo con i fan, fatto di cori e sguardi e gesti, più che di parole: Bruce Springsteen e la E-Street Band allo stadio di San Siro sfoderano una forza fisica e spirituale magnetica, per uno show che già nella mattina di venerdì anche i media internazionali dipingono come unico. Non fosse altro per la lunghezza: dalle 20.35 a ben oltre la mezzanotte, per quasi quattro ore. 33 canzoni, praticamente un record ineguagliato. L’attacco con due pezzi dell’ultimo disco conquista il pubblico, ma poi è Badlands il vero richiamo della tribù del Boss, con la promessa urlata al cielo al tramonto sopra Milano. Continua a leggere