27 luglio a Milano, gli eroi sconosciuti

Oggi è il ventesimo dell’attentato al Padiglione d’Arte Contemporanea di via Palestro a Milano: quando l’attacco della mafia colpì il cuore economico d’Italia, puntando ad uccidere innocenti. Un attentato finito un po’ in ombra, rispetto alla ferita al patrimonio culturale (e alle vite) di Firenze e alle stragi in Sicilia. E invece a Milano la bomba non uccise grandi magistrati antimafia (e i polziiotti di scorta), nè i turisti in uno dei luoghi più preziosi d’Italia. Uccise cinque persone che erano – quasi tutte – lì per lavoro: i tre vigili del fuoco Carlo La Catena, Sergio Pasotto, Stefano Picerno, il vigile urbano Alessandro Ferrari e l’immigrato marocchino Driss Moussafir, che dormiva su una panchina nel parco e si era avvicinato. Strappati alla vita mentre facevano il loro dovere, mentre vegliavano su una notte come tante altre passate in servizio.

È forse retorico e banale dire che il 27 luglio 1992 sia stato “il nostro 11 settembre”. Forse anche non corretto, perché l’impatto di Capaci  e via D’Amelio sull’opinione pubblica fu devastante (avevo 11 anni), il peso politico incommensurabile. Però i pompieri e il “ghisa” di Milano meriterebbero di più, meriterebbero almeno che via Palestro diventasse nota come le bombe Capaci, via D’Amelio, gli Uffizi. E se i pompieri di mezzo mondo oggi celebrano i colleghi morti nelle Twin Towers l’11 settembre, forse il 27 luglio – l’anniversario dei loro tre colleghi di via Palestro -potrebbe essere il giorno per ricordare i pompieri italiani, che vegliano ogni giorno e che poco si ricordano.
(se vi capita, passate dalla targa di via Palestro. Nel giardino pubblico di fronte c’è anche una piccola targa per Stefano Picerno, molto antiretorica. Nel quartiere Baggio c’è la targa del suo collega Sergio Pasotto, a Napoli quella di Carlo La Catena)

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Via Goffredo Mameli (non è mica Brixton)

gallarate via mameli«In via Mameli c’è una panchina ogni 1000 abitanti», avevo scritto un anno fa parlando di una zona di Gallarate che qualcuno – a torto, secondo me – considera ormai un ghetto. Se ne torna a parlare ciclicamente, complice qualche rissa o qualche serata in cui le grida tengono svegli un po’ di più i residenti. Ci sono affezionato, a via Mameli, perchè di fianco a quel parchetto (che negli anni Ottanta era un semplice terreno incolto) ci ho vissuto i miei primi otto anni di vita. Io registro, porto la voce di chi lamenta il degrado, ma pure quella che dice: «Qui non è mica un ghetto». Continua a leggere

“Anche il futuro chiede il tram!”. Un piccolo esempio da Limbiate

Il tram Milano Comasina-Limbiate era (è) l’ultimo tram extraurbano lombardo, l’ultimo gambadelegn. Dopo la sospensione del servizio a maggio (preludio ad una lunga e incerta ricostruzione), una straordinaria mobilitazione dei cittadini del Nord Milano ha ottenuto che Atm s’impegnasse a rinnovare subito i binari e a consentire il mantenimento in servizio del tram esistente. Una mobilitazione che è una vera novità, in Italia: in passato – e purtroppo anche oggi – capitava più spesso di vedere gli italiani mobilitarsi per togliersi dai piedi le rotaie (soprattutto quando devono convivere con le auto) piuttosto che per difenderle. Una bella sintesi dello spirito nuovo visto a Milano emerge anche da questa immagine che girava su Facebook:

Cronache ciclostoriche: La Canavesana 2012

Avendo inaugurato il filone-ciclostoriche sul blog, ospito volentieri anche una recensione dell’amico Davide “Mancio” Mancini, che – a differenza del sottoscritto – ha pedalato anche sulle strade della Canavesana

Domenica 3 giugno ad Albiano d’Ivrea, in provincia di Torino, è di scena la 4° tappa del Giro d’Italia d’epoca: La Canavesana. Arrivo giusto in tempo per ritirare il pettorale e farmelo appuntare sulla schiena dalla moglie di un certo Signor “Balmamion”… 
Il cielo minacciosamente grigio ci accompagna per tutta la pedalata anche se per fortuna di pioggia non se ne parla neanche! Continua a leggere

Tra Tirana ed Elbasan, avanza l’autostrada tra i monti

Cave e cantieri punteggiano le valli tra le due città, i camion si muovono senza sosta. E anche il mondo della montagna cambia a gran velocità, in un Paese che pare ancora incerto su quale strada prendere. A partire dal rapporto con il suo passato

L’autostrada a quattro corsie, il Carrefour, una fitta lottizzazione di villette. Un paesaggio così lo immagini nella periferia d’una grande città francese o italiana. E invece è l’Albania all’inizio del 2012: la periferia nuova di Tirana – almeno, a guardare questo brano di città – ha perso completamente l’aspetto orientale che aveva solo pochi anni fa: è in costruzione la nuova superstrada Tirane-Elbasan, una grande opera che si connette con la tangenziale della capitale. Continua a leggere

Come scrissi già una volta, non amo ripubblicare semplicemente post altrui. Ma questo di Paolo Pinzuti è veramente da incorniciare: modello di sviluppo, mobilità, mafie e legalità. La bicicletta come strumento rivoluzionario, anche qui

Piciclisti

I centri commerciali sono quei luoghi in cui vengono riprodotte le forme e le strutture tipiche dei centri urbani, ma con un grande vantaggio: sono relativamente vicini alle città, sono accessibili con l’automobile e dispongono di un ampio parcheggio.

Oltre all’ampio parcheggio disponibile, i centri commerciali hanno il punto di forza di poter garantire prezzi più vantaggiosi rispetto alle botteghe dei centri urbani grazie alle economie di scala che riescono a generare e grazie ad accordi più favorevoli con i produttori.

La diffusione dell’automobile nel nostro paese come altrove ha portato ad un moltiplicarsi di centri commerciali, sempre più grandi e sempre più attrezzati per accogliere ed intrattenere il pubblico con parchi giochi, cinema, sale bingo e, ovviamente, supermercati, ristoranti, gioiellerie, etc. Ma nel nostro paese, così come altrove, la diffusione dei centri commerciali ha anche portato al progressivo svuotamento e impoverimento dei centri storici in cui i negozianti, privati…

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Cronache ciclostoriche: La Polverosa 2012

Seconda prova ciclostorica dell’anno per il sottoscritto: il 10 giugno si va a Monticelli Terme, provincia di Parma, per l’edizione 2012 della Polverosa. Bel tempo, tantissima gente, ma giornata un po’ sfortunata: dopo due ore divertenti foro poco oltre metà percorso, metto su il palmer nuovo, che però si deforma dopo pochi chilometri. Continua a leggere