La Maria faceva la mondina (uno strano modo per parlar di trasporto pubblico)

La signora Maria – per noi, da bambini, solo “la Maria” – è una donnina di 96 anni di Gattico (Novara). Non la vedo almeno da un paio d’anni, ma mi è tornata in mente in questi giorni: nata nel 1915, dopo aver fatto la contadina in cascina e poi la mundaris nella Bassa, aveva trovato anche un posto al ricamificio del paese, un’edificio di pietra che affaccia sullo “stradone” (nella foto). Passava già allora, negli anni Trenta, una corriera, come risulta da un’intervista che la Maria fece nel 1994 per il libro del paese: «Mettevamo i ricami nelle scatole e un operaio le imballava nelle casse e le spediva. Venivano portate fuori in strada […], io venivo mandata lì a controllare, che quando passava la corriera del Zappa che andava a Gallarate dovevo segnalarle di fermarsi e caricavano le casse sul tetto». Erano gli anni Trenta e  sulla strada tra il Ticino e Borgomanero passavano sì e no venti veicoli a motore al giorno. Ma tra questi c’era la corriera, il servizio pubblico.

La signora Maria – che gli anziani del paese conoscono con il soprannome di Galinin, per via del fisico rotondetto e per il carattere allegro – è la vicina di casa di una mia vecchia zia, la Carla sorella di mia nonna paterna. Poche settimane fa la mia ormai anziana nonna è scesa alla stazione FS di Gallarate e – dopo una vana attesa – ha scoperto che la corriera Gallarate-Borgomanero non esiste più al di fuori di pochissime corse nei giorni scolastici, vittima – presumo – dei tagli al trasporto pubblico in Piemonte. Negli stessi giorni Borgomanero ha visto fermarsi i treni dell’Arona-Santhia, il collegamento ferroviario tra Lago Maggiore e Torino che oggi la Regione considera irrecuperabile (sono rimasti pochi autobus). Oggi mia nonna non ha più nessuna possibilità di viaggiare sola tra Gallarate e Gattico, che fan nemmeno trenta chilometri.

Così a me è venuto in mente il racconto della Maria, che quasi bambina ha fatto la mondina nella Bassa e oggi vive la sua umile vecchiaia tra i fiori e l’orto: e ho pensato che anche se lei non ci ha mai viaggiato tanto, in quella corriera c’era un pezzo del suo riscatto sociale. E che nel nostro presente c’è un’Italia che – a fronte di ruberìe diffuse e privilegi per pochi – ha rinunciato al diritto di movimento per tutti. E pian piano – tagliando i servizi nelle aree rurali e secondarie – affida sempre più tutto alla mobilità privata, se non sulle tratte principali tra le città maggiori e il loro contado. Lasciando a piedi chi non ha un’auto privata.

(la foto in basso ritrae una corriera degli anni Trenta a Luino, provincia di Varese)

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