RetroRonde van Vlaanderen (ovvero: Giro delle Fiande d’Epoca)

Retro_Ronde_Vlaanderen-giro_fiandre_d_epocaPer la serie ciclostoriche, sto valutando di fare un salto in Belgio, a maggio, per l’affascinante “Retroronde van Vlaanderen”, ovvero il Giro delle Fiandre d’Epoca. Che se il nostro Giro d’Italia d’Epoca è a tappe come il Giro “vero”, anche il Giro delle Fiandre è roba di un giorno, come quello “vero”: quest’anno l’appuntamento è per il 25-26 maggio, settima edizione.
Io la butto lì, che magari a qualcuno interessa venirci, dividere spese per benzina (e magari furgone) e dividere le ore per andare fino ad Oudenaarde. Continua a leggere

Presto, togliete quei binari!

A tempo di record: a distanza di meno di un anno dalla soppressione di alcuni centinaia di chilometri di linee ferroviarie (decisione congiunta di FS e giunta regionale Piemonte, guidata da Roberto Cota), a Canelli già chiedono di trasformare la ferrovia in strada di circonvallazione, con inevitabile orpello pseudo-ambientalista della pista ciclabile. Notevole lungimiranza, in una Italia dove si arriva al punto di ricostruire collegamenti che c’erano già e che 50 anni fa – in pieno delirio autocentrico di marca Fiat – sono state dichiarate improduttive e chiuse. Pazienza, oltretutto, se nella zona di Canelli esiste anche un notevole traffico di camion: in fin dei conti, mica vorremo tornare al treno come trasporto merci, noi moderni italiani? E poi: le ferrovie che già esistono mica muovono soldi come i cantieri per quelle da costruire, no? E allora, se nessuno dice niente, facciamola ‘sta circonvallazione al posto dei binari!

PS: nel frattempo, ci sono alcune aziende che chiudono perchè non riescono ad ottenere servizio di treni merci

Aggiunta: per fortuna c’è chi si è già incavolato, per la balzana ideaAggiunta due: per fortuna sono più di uno, quelli indignati

Lavoro 2 – quello che c’è

Il secondo articolo che ho incontrato, a tema lavoro: posti di lavoro esistenti.
Una fabbrica di materiali edilizi specializzati – racconta Corriere della Sera Bergamo – che dà lavoro a 80 persone, ma che rischia di chiudere (anche) a causa dell’incredibile rigidità delle Ferrovie dello Stato (RFI, la società degli impianti fissi), che non vuole riattivare il raccordo ferrovario. In sostanza: solo uno scambio per far entrare i treni, in cambio di  80 posti di lavoro. È un mistero la ragione per cui l’azienda che dovrebbe fare in modo che circolino treni in Italia… non vuole far muovere treni.

Di casi come questi ce ne sarebbero probabilmente a decine da raccontare, in Italia: chissà perchè, rispetto al gran dibattito sulle grandi opere (come la TAV) che muovono milioni e sono giudicate imprescindibili, chissà perchè – dicevo – questa grande, minuta, quotidiana capitolazione del nostro sistema di trasporti trova più che altro spazio nelle notizie secondarie.

Lavoro/1 – quello ipotetico

Ho incrociato in questi giorni due articoli del Corriere della Sera.

Il primo riguarda: promesse di posti di lavoro ipotetici.
Si racconta la storia di un imprenditore «pronto ad andare a Est» rinunciando a 800 posti di lavoro in Italia (ipotetici). Per cosa? Colpa dei comitati locali (e del Pd) che hanno qualche dubbio su un gigantesco impianto destinato a macellare il 15% della produzione suina italiana. Secondo il Corrierone, è una storia di “burocrazia” (almeno, così sembrerebbe guardando i tag dell’articolo), più che non di corretta gestione dell’ambiente di fronte ad un progetto gigantesco, una roba che macellerebbe un massimo di 40mila maiali a settimana, avendo a che fare con tonnellate di liquami. Secondo i comitati, tutt’altro che chiaro in prospettiva: è da dimostrare che un unico super-macello produrrebbe più lavoro di quelli già esistenti. Piccola nota: curiosamente il numero di posti di lavoro previsti è cresciuto nel tempo, dai 600 del 2010 agli 800 di oggi.