Il Vigorelli con le scale mobili

velodromo_vigorelli_progettoDavvero triste la decisione finale del Comune di Milano sullo storico velodromo Vigorelli, una “cattedrale” della storia del ciclismo italiano. «Del vecchio, storico, inimitabile anello rimarrà una curva a “perpetua memoria”, o meglio, fino a quando un futuro assessore e un presidente della Federciclismo decideranno che la memoria non servirà nemmeno più», scrive Cycle! nel suo (breve) commento che anticipa il (lungo) entusiasta comunicato stampa del Comune. Continua a leggere

Cronache ciclostoriche – La Storica 2013

IMG_5862La primavera scoppia sopra al mare e agli ulivi. Perdonatemi questo haiku iniziale, però partire dal tempo atmosferico – sole e caldo tanto desiderati da tutti – è quasi obbligato per parlare della prima prova ciclostorica della stagione, La Storica a Pietra Ligure (195 al via). Una bella giornata nel suo complesso, baciata appunto dal bel tempo: nel 2013, percorso molto più dolce di quello delle edizioni più recenti, anche se comunque significativo. Un augurio di pronta guarigione al corridore ritiratosi dopo una brutta caduta (non lo conosco personalmente). Continua a leggere

Portugal di Cyril Pedrosa

Dopo averlo riletto due volte – la prima volta in modo come sempre vorace, la seconda volta con ritmi lenti, tazzina da caffè a fianco – ripongo sullo scaffale “Portugal” di Cyril Pedrosa e lo eleggo a miglior graphic novel mai letta. Con lo sguardo da ondivago profano (leggo sempre un fumetto come fosse un film, acquisto sfogliando i libri sugli scaffali), ho scoperto un autore a me sconosciuto e un libro che definirei capolavoro, alla faccia di chi sul web mi dice che c’è un Pedrosa anche migliore.

cyril_pedrosa_portugalIl libro – 264 pagine di grande formato – è intriso di dolcezza e malinconia, nel ritratto di una stagione di Simon, il protagonista, che si rimette in viaggio e incontra un mondo – il Portogallo – che lo accompagna alla riscoperta della storia della sua famiglia, fa ritrovare un senso nelle cose, lo riapre alla vita.
Tre parti, tre generazioni: “secondo Simon”, “secondo Jean” (il padre insoddisfatto e rassegnato, contrapposto al fratello e alla sorella, in parte custodi di un pezzo di storia “portoghese” della famiglia) e infine “secondo Abel”, alla ricerca del Portogallo da cui il nonno Abel partì emigrante.
Affascinante l’uso della lingua portoghese, che man mano si insinua, si affianca e quasi sostituisce il francese parlato dal protagonista (ovviamente: l’italiano nella traduzione): chi è a digiuno della lingua finisce a vivere quasi la stessa esperienza di Simon, che man mano inizia a comprendere l’idioma voluttuoso. Stupendo il colore degli acquerelli, con i colori della seconda parte in Borgogna – caldi come un bicchiere di vino rosso o il giallo dei campi d’estate – e la policromia degli stati d’animo nell’ultima parte, quella più intensa.

In portugal_cyril_pedrosatutte e tre le parti, il ritmo del racconto è placido e lento, a volte ad evocare silenzi molto diversi tra loro, specie tra la prima e la terza parte: ci sono pagine in cui i pensieri del protagonista scorrono – nelle singole vignette – lentissimi, come il vagare del pensiero davanti all’Oceano. A proposito: in Portogallo io ci sono stato una volta sola e per pochi giorni, ma il paesaggio della riviera e della spiaggia vuota dove si rifugia Simon è tanto realistica che mi sembrava di essere tornato a Vila Do Conde, un paese portugal_pedrosa_abel_manuelsull’Atlantico al Nord di Porto (e l’area dove si svolge la terza parte sembra proprio Porto, a giudicare dalle pagine quasi-finali durante la festa di Sào Joào). Ci sono lunghe pagine quasi oniriche di sapore molto cinematografico, come cinematografica mi sembra anche la pagina stupenda che evoca i minuti (o le ore) passate a guardar la fotografia di Abel e Manuel, il nonno e il prozio emigrati. È la loro storia quella che riempie la terza parte e che dà un senso a tutto, dolce e malinconico – dicevo – come tutto il libro.

Un plauso a Bao Publishing che ha pubblicato il volume in un sontuoso 24×32 che vale il prezzo (diciamo che è quasi il corrispettivo di un giorno di lavoro)