In difesa delle “Strade bianche”

(questo articolo è comparso in originale su Cycle! il 15 maggio 2013)

Il movimento del ciclismo d’epoca la_mitica_rampinaè nato da quella grande intuizione che fu la prima “Eroica”, nell’ormai lontano 1997. L’Italia si apprestava a vivere un nuovo decennio di cemento sparso ovunque e con grande lungimiranza i promotori dell’Eroica fecero della manifestazione ciclistica anche un’occasione per difendere le strade bianche dalle asfaltature che avanzavano (tanto per dire: dopo le prime edizioni fu coperta di asfalto la strada che passava accanto ad una grande quercia isolata, passaggio molto ritratto anche dai fotografi).

strada_termo_ovadaA distanza di 15 anni, l’idea della tutela delle strade bianche come parte del paesaggio è quanto mai attuale, magari dentro la più ampia battaglia per il paesaggio. Correndo sulle strade della Campionissima 2013, ho scoperto che la bella strada bianca del Termo è stata asfaltata: era una “bianca” di particolare pregio, larga e ben curata, piacevole da pedalare (come si vede anche nella foto a sinistra, anno 2012). Purtroppo ho scoperto solo di recente anche del dibattito che pure aveva toccato la zona, visti anche i costi consistenti dell’intervento di “ammodernamento” della strada nel bosco: tra appelli dei residenti della zona (favorevoli al macadàm) e comitati spontanei di chi voleva evitare la trasformazione della pur comoda strada bianca in un’ennesimo nastro nero tra i boschi e i prati in quota. Il dibattito, purtroppo, è rimasto solo locale, anche se con pregevoli contributi.

E allora penso: non dovremmo riscoprire un po’ anche la passione civilela_campionissima_2013_canyon_orba (di difesa del paesaggio delle “bianche”) che animava la prima Eroica? Fare in modo che alcune strade siano in qualche modo tutelate, nella loro specificità anche storica. Non dico tutti i tratti sterrati, ovvio, non sempre facili da percorrere: ma passaggi come “la rampina” della Mitica (prima foto di questo articolo) o la strada del canyon dell’Orba alla Campionissima (ognuno ci aggiunga i preferiti) meriterebbero di essere sì riconosciuti come luoghi da difendere, chiedendo casomai a Comuni e Province di provvedere ad una costante manutenzione. Senza voglia di polemica e capendo le esigenze altrui, ma convincendo anche chi abita nella zona che sono una ricchezza per tutti, elementi di paesaggio che valorizzano i territori.

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