Cronache ciclostoriche – I Forzati della Strada 2013

i_forzati_della_strada_foto_2013La spedizione marchigiana ai “Forzati della strada” era pensata come la degna conclusione della stagione estiva, in quest’anno in cui ho corso quasi tutte le tappe del Gide e volevo fare quasi l’en plein. «Andiamo a vedere com’è la Forzati, solo per quest’anno», mi sono detto. C’erano poche recensioni in giro, qualche incertezza qua e là nelle informazioni date dal sito, una distanza notevole da fare in auto per arrivare fino al punto più a sud delle Marche. Ma c’era anche voglia di sperimentare pure questa tappa, che intuivo potesse avere un fascino particolare. Risultato? Una gran bella domenica, un clima autentico e dolcemente provinciale, un gran caldo, le foglie di fico sotto al casco, una foratura risolta in pochi minuti, paesaggi bellissimi. Insomma, quel “solo per quest’anno” era troppo azzardato, mi sa che tornerò anche qui…

(per un racconto più poetico vi rimando all’articolo di Lorenzo Franzetti su Cycle!)

Cosa mi è piaciuto di più
i_forzati_della_strada_2013_foto– il clima familiare, nel senso letterale del termine, con l’organizzazione sulle spalle della famiglia di Giuliano Traini, giornalista sportivo che – al terzo anno da organizzatore – è capace di destreggiarsi tra pacchi gara, le iscrizioni da gestire seguito dalla figlia e dalla nipotina, la corsa fatta in bici insieme ai “suoi” iscritti… E ancora le signore e i signori di una certa età che gestivano con passione i ristori, con un tripudio di frasi infarcite di ie, di questo strano dialetto piceno
i_forzati_della_strada– la stupenda strada bianca che conduce in cima alla collina di Montelparo, affrontata sia in discesa all’inizio, sia in salita alla fine: nel primo passaggio con qualche cautela (anche perché diverse persone erano al debutto in una ciclostorica su strada bianca), nel secondo con fatica visto il dislivello e l’ora caldissima
– nel complesso, il percorso impegnativo, nonostante il chilometraggio non troppo elevatoi_forzati_della_strada_foto: poca pianura, tanta strada bianca (strade bianche per davvero, di quelle del centro Italia: solo la prima salita era su una poderale più ghiaiosa), qualche passaggio pregevole nelle piazzette dei paesini arroccati, dove davvero l’ambiente sembra fermo a 50 anni fa
– la presenza di un buon numero di auto e moto d’epoca, che fanno sempre il loro effetto
IMG_9775– la grande presenza di “debuttanti” delle ciclostoriche, tra cui diversi ragazzi alcuni dei quali vengono dal mondo dello scatto fisso (un saluto particolare ai due pesaresi di “Apri gli occhi, senza freni”). Anche in questo senso, davvero una tappa centro-italica va preservata nel calendario del Gide
– il grandioso pranzo finale, al fresco in una sala a volte di un convento (e al sabato, il semplice aperitivo con vino rosso e salame morbido locale)

Cosa mi è piaciuto un po’ meno
– l’assenza dei numeri di gara, che è un piccolo dettaglio ma sempre simpatico
– la presenza della “solita” pattuglia di irriducibili del moderno: non sono affatto talebano nel chiedere regole stringenti, ho sempre detto che al movimento delle ciclostoriche ci si può accostare anche per gradi senza per forza spendere un capitale a comprare subito caschi d’epoca e maglie autentiche. Ma quei 4-5 che si presentano in abbigliamento moderno e bici moderna (o persino, in un caso, MTB), senza nessun tentativo di calarsi nel clima ciclostorico, davvero fanno arrabbiare. Tanto più quando poi vedi che sono gli stessi che sulla splendida strada bianca che sale verso Montelparo si fanno riconoscere lasciando a terra le bustine di maltodestrine… spingete un 25, andate più piano e gustatevi l’anguria e le crostate!

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2 thoughts on “Cronache ciclostoriche – I Forzati della Strada 2013

  1. Ottimo il commento che hai fatto sugli “imbucati”. Ma che ci troveranno di bello questi stupidi a fare gli “originali”, come chi va ad una cena di gala col maglione in mezzo a tanti altri con abito scuro e cravatta! ma tutti i gusti son gusti come diceva quel cane che si leccava il….

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