Il Capitale Umano (non è una recensione)

Il “capitale umano” il_capitale_umanoè un gran bel film, l’altra faccia, speculare, delle due più recenti opere di Virzì, “La prima cosa bella” e “Tutti i santi giorni”. Nei film precedenti al centro c’erano le dolci e complicate storie di due famiglie anomale, nel “Capitale Umano” la realtà artefatta e dorata di speculatori più o meno consapevoli, nell’Italia di oggi. Il film parte da due famiglie:  lo speculatore finanziario che vive nella villa storica sulla collina e il piccolo imprenditore (nell’immobiliare, dimentico di qualunque “fabbrichetta”) con la villetta in periferia che maschera poco la voglia di rivalsa e posizione sociali; e poi i figli pronti (o forse no) a inserirsi nel gran gioco delle fasulle e funzionali relazioni sociali. Sarà un incidente a mettere in moto il thriller narrato in forme di feroce commedia.

Lo sfondo della provincia “dove si lavora” (su cui si è costruita una efficace e idiota polemica preventiva)  è potente sfondo delle vite, delineato con lucida ferocia che pochi risparmia, con alcuni tocchi più taglienti riservati ai comprimari e alle comparse, compresi i poveri tutt’altro che idealizzati nella contrapposizione col mondo dei ricchi. Si veda l’affresco – così drammaticamente vero – della Fondazione Culturale ideata per dar lustro al nome dell’imprenditore finto illuminato, per rispondere alle velleità della moglie un po’ ingenua dello speculatore, per metter dalla propria parte i giornalisti che si ritagliano un misero ruolo e gli intellettuali in cerca di un minimo riscatto. Tutto verissimo, nel grande balletto (questo mi è venuto alla mente, specie nella regia della prima parte) intessuto da relazioni tutte false (fino a prova contraria). Un balletto che però non dimentica i singoli che si muovono spesso sperduti, intimamente disperati, profondamente umani: proprio questo sottolinea l’anomala e interessante struttura narrativa su tre capitoli (più uno) che seguono i personaggi.

Alla fine la definizione di capitale umano viene svelata nel suo significato particolare, specifico, gelidamente burocratico-affaristico. Ma dietro ad ogni capitale umano (lo dice la radice latina del termine capitale) stanno anche gli individui, stupenda anomalia, fossero anche solo due in tutto il mondo: è lì, in un’unica insperata rivoluzione delle relazioni fin lì false, che si riaccende la fiducia di Virzì nei personaggi e nella loro capacità di riscoprire l’umanità. Anche in un’Italia dove ci si divora a vicenda, scommettendo sulla rovina altrui. Per questo Il Capitale Umano mi sembra, nella sua ferocia, avere anche un piccolo nucleo di speranza.

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