Ferrovia della Valsesia, delitto compiuto

Un anno fa, di questi tempi, scrivevo “come si ammazza una ferrovia”: semplicemente segnalavo che sulla ferrovia Novara-Varallo Sesia, in Piemonte, il servizio veniva ridotto a sole 4 coppie giornaliere di treni, che divenivano poco concorrenziali in generale e in particolare nei confronti delle parallele linee di pullman (sovvenzionati dalla stessa Regione Piemonte). A distanza di un anno da quella scelta tutta orientata alla sola riduzione dei costi, il delitto è compiuto: il 14 settembre 2014 sarà l’ultimo giorno della ferrovia Novara-Varallo. Niente più treni in circolazione, una “sospensione” che significa condannare definitivamente a morte una infrastruttura nata nel 1883-86, ancora valida oggi: in pianura le rotaie corrono giusto accanto ai paesini e paesoni, con stazioni centralissime e aree residenziali cresciute tutt’intorno; in montagna a parte qualche fermata isolata le stazioni principali come Borgosesia o Varallo sono comodissime per gli abitanti. In totale, gli abitanti dei soli centri attraversati direttamente assommano a più di 50mila persone. Certo, la concorrenza doppia tra autobus e treni condanna il secondo mezzo: più sicuro, al riparo dal maltempo (essendo a trazione Diesel non risente neppure del ghiaccio che spesso paralizza i treni elettrici), ma con costi di gestione più alti e ora anche meno appetibile vista la riduzione dell’orario nel 2013 . I calcoli della Regione, però, sono anche un poco truffaldini, una spiegazione la trovate anche in questo articolo di Giorgio Stagni, uno che di orari e costi del servizio se ne intende.

merano_mallesQuesto scempio ha responsabili precisi: dal Piemonte a guida leghista di Roberto Cota a quello targato centrosinistra di Sergio Chiamparino, le metodologie per ammazzare ferrovie non sono cambiate. Una politica tutta a favore del trasporto su gomma, con la sua miriade di aziende locali sul territorio che sanno curare i propri interessi, a mio parere a scapito dell’interesse generale. Una politica seria avrebbe integrato treni e autobus: così fanno in Alto Adige, sulla linea della Val Venosta che le allora FS avevano condannato a inizio anni Novanta (una linea di montagna, ma che serviva pur sempre abitati popolosi e di grande interesse turistico, come in Valsesia) e che la Provincia Autonoma di Bolzano ha fatto rinascere (qui una breve sintesi). “Vabbè, ma lì hanno i soldi delle Regioni a Statuto Speciale…”. Sarà anche questione di soldi, ma è anche questione di scelte precise: in Val Venosta il treno rimane, serve il centro dei paesi (nella foto, che ho scattato nel 2006), i pullman -provinciali, non di aziende private- collegano le stazioni alle località lontane, su fino allo Stelvio.

Le foto che mostrano la Novara-Varalo sono di Giorgio Stagni: le trovate qui

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