Cronache ciclostoriche – L’Etrusca 2015

IMG_0513In una giornata che pare quasi di piena estate, il blu del Tirreno e quello del cielo abbracciano la prima tappa del Giro d’Italia d’Epoca 2015, l’Etrusca. È stata la mia prima partecipazione a questa ciclostorica, molto curata nel programma articolato, nei dettagli e nella comunicazione: quest’anno l’Etrusca era di base a Livorno, secondo una logica di promozione territoriale che premia di volta in volta località diverse del litorale tirrenico. Oltre 450 gli iscritti

, tra cui il sottoscritto e l’amico torinese Giuliano, con cui ho condiviso gran parte del percorso

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Cosa mi è piaciuto di più
IMG_0517– l’articolazione dei due percorsi, che offrivano entrambi (pur su distanze molto diverse) la possibilità di misurarsi con una bella ascesa, quella verso Montenero. Francesco Bigazzi, uno degli organizzatori, mi spiegava che i partecipanti si sono divisi quasi equamente tra le due opzioni, segnale probabilmente di una offerta ben pensata. Sul lungo, merita ovviamente una citazione lo spettacolare viale di Bolgheri, con i cipressi “in duplice filar” cantati da Carducci

IMG_0516– i passaggi nella pineta del Corpo Forestale dello Stato, lungo tratto pedalabile e piacevole, molto “tirrenico” e anche molto frequentato da podisti e famiglie, incuriositi dal passaggio dei ciclisti d’epoca

– l’ottima qualità dei ristori, accostati poi a un “pasta party” che ha fatto la curiosa scelta della cucina macrobiotica

IMG_0598– la presenza di diversi veicoli storici, che contribuisce alla scenografia di una ciclostorica (nella foto: al ristoro di Bolgheri)

– la scelta di partire e arrivare in una città, Livorno. È una opzione pressochè inedita tra le ciclostoriche, che ha offerto uno scenario molto diverso dal solito e ha tra i suoi vantaggi anche quello di offrire abbondanza di sistemazioni alberghiere

Cosa mi è piaciuto di meno
l-etrusca-ciclostorica-foto– la salita verso la località Spianate: la ripida salita su asfalto lascia il posto a un’erta sterrata con fondo a tratti pessimo. È pur vero che conduce ad un pianoro con vista spettacolare: ne vale la pena? Da valutare

– i guai meccanici che mi hanno costretto a chiudere la partecipazione anticipatamente: dopo la salita e discesa da Casale Marittimo, dopo 80 e passa km pedalati, la ruota posteriore danneggiata mi ha spinto a proseguire sulla litoranea verso nord e ad arrendermi infine a chiedermi aiuto ormai quasi alle porte di Livorno. Spero di rifarmi l’anno prossimo! In ogni caso: posso dire di aver testato l’efficenza di uno dei “carri scopa” appositamente predisposti

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