Quando richiedenti asilo (per la libertà) eravamo noi

(post scritto di getto, proposto come riferimento polemico)

«Ma se nel tuo Paese non c’è democrazia, te ne vai via? Quando c’era la dittatura, gli italiani mica se ne ne sono andati all’estero, rimanevano qui». È uno degli slogan usati contro i profughi richiedenti asilo.

Antifascisti_italianiNon è vero, o quantomeno è una semplificazione: durante il Ventennio, a migliaia espatriarono, soprattutto in Francia. Tra i militanti, lo fecero per poter riorganizzare i partiti (come ad esempio i fratelli Rosselli) ma soprattutto per costrizione, perchè apertamente minacciati nell’incolumità fisica o perchè privati del sostegno economico a seguito dei licenziamenti (ad esempio la famiglia di Giovanni Pesce). Altre migliaia lo fecero per fuggire la fame, approdando in alcuni casi poi alla critica politica. Emigrarono -soprattutto i figli della borghesia ed emigrarono gli operai (nella foto antifascisti a Zurigo, 1932).

A migliaia, dall’estero (come anche direttamente dall’Italia), ben prima della Resistenza decisero di impugnare le armi e di andare a combattere: in Spagna con le formazioni anarchiche e comuniste prima e poi con le Brigate Internazionali, ma anche in altri meno conosciuti contesti (si veda Ilio Barontini, che combattè con un pugno di comunisti italiani in Etiopia, contro le truppe di Graziani). Dalle file dell’emigrazione venivano anche i due militanti che negli anni Trenta cercarono di uccidere Benito Mussolini.

Il ruolo dell’emigrazione all’estero (definita allora “fuoriuscitismo”) fu tanto importante, nella coscienza dell’antifascismo e della democrazia, che alla fine della guerra, il diritto d’asilo entrò in Costituzione, inserito addirittura tra i principi fondamentali della Repubblica:

Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.

Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici

L’emigrazione scelta o forzata che oggi appare come una realtà degli altri, per diversi padri costituenti era stata esperienza concreta e spesso dolorosa, ma anche occasione per preparare la Liberazione dal nazifascismo. Prova ne è che fu fin dal primi anni del Dopoguerra fenomeno di studio (sul tema c’è anche un articolato insieme di saggi eredità di un convegno Italia-Francia).

FrancescoBuffoniRispetto alla dimensione locale che cerco di coltivare, cito anche una figura di Gallarate: l’avvocato Francesco Buffoni, leader socialista massimalista, protagonista di acceso scontro non solo con i fascisti, ma anche con i militari (la Cavalleria a volte contigua con il fascismo) e con una parte della borghesia industriale gallaratese. Agli albori del Ventennio fascisti gli distrussero la casa e lo studio in Corso Sempione, lo minacciarono più volte di morte. Espatriò illegalmente di notte, passando dai sentieri, dopo l’ultimo ristoro nel paesino di Varzo. Raggiunta la Francia, organizzò lì il Partito Socialista, rientrò in Italia e fu – appunto – tra i Deputati dell’Assemblea Costituente.

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