Ultima corsa 2 – I treni “partigiani” dell’Ossola

Seconda puntata di Ultima Corsa, su Radio Popolare, ottobre 2015

A loro modo, sono stati anche combattenti partigiani, nel più avanzato esperimento di libertà dentro l’Europa occupata: sono i treni dell’Ossola, che una parte importante ebbero nella Repubblica Partigiana nata nell’estate del 1944 tra le montagne e la piccola capitale. Oggi “Domodossola, a un’ora e mezzo di treno da Milano,  è ancora un po’ cittadina di confine, ma certo  meno di quanto lo fosse allora.

Nei 33 giorni di libertà dell’Ossola, i treni mantennero vivo il collegamento con la vicina Svizzera, unica finestra sul mondo, anche economica, per la piccola Repubblica circondata dall’occupazione nazista. E nei giorni della riconquista fascista, i treni portarono in salvo in Svizzera migliaia di sfollati che fuggivano dalle rappresaglie: e allora da Domodossola un viaggio della memoria lungo i binari ci porta su verso il Sempione fino alla piccola stazione di Varzo in val Divedro, che è in Italia ma è raggiunta oggi dai treni locali delle ferrovie svizzere. Il paesino di Varzo vide passare prima nel Ventennio gli antifascisti, esuli clandestini poi nell’ottobre del 44 il lungo treno che dall’Ossola portava gli sfollati a Briga: i ferrovieri fecero allora miracoli per passare la galleria con quei treni stracarichi trainati da locomotive a vapore che slittavano sui binari per il peso, con i nazifascisti che si apprestavano a risalire la valle (nella foto: partigiani alle Casse del Toce, l’ultimo contrattacco). Nella primavera del 1945 invece Varzo fu protagonista di un’ultima, importante battaglia, quando le brigate partigiane riuscirono far saltare in aria senza danni  gli esplosivi accumulati dai tedeschi e destinati a distruggere la galleria del Sempione, pochi km più avanti.

Ma il vero viaggio in treno nell’Ossola è quello sulla ferrovia della Val Vigezzo: il trenino elettivo a scartamento ridotto, vale a dire con i binari larghi solo un metro, che collega Domodossola con Locarno. Anch’esso fu protagonista durante la Repubblica partigiana, anche nelle fasi finali, quando l’attacco tedesco e fascista venne dalla laterale val Cannobina, a cui si accede dalla stazione di Malesco. La val Vigezzo però è anche ricordo di quando gli emigranti erano gli italiani: c’è la tradizione antica degli umili spazzacamino, oggi celebrata da un raduno e da un racconto spesso edulcorato e pittoresco. C’è anche l’emigrazione più recente, quella rapidissima indotta dalla modernità: viaggiando sulla Vigezzina – nome popolare del trenino – si può scendere anche in una stazione di un paese che non c’è più, Marone, abbandonato negl anni Sessanta: dalla stazione (foto sopra) si raggiunge il paese silenzioso, il cimitero ancora curato, i sentieri unico accesso di un paese che non ha mai visto l’automobile. Da Marone si può rientrare verso Domodossola per sentieri tra i boschi, fino alla stazione di Trontano, dove si riprende il trenino.

La foto della battaglia alle Casse del Toce è molto nota. La foto della stazione di Marone sulla Vigezzina è di Franco Pepe, ferroviere a Savona e appassionato fotografo (il suo sito è littorina.net, ma nessun riferimento politico: littorina era il nome popolare delle automotrici Diesel). Le foto del paese abbandonato di Marone è tratto da questo blog di viaggio.

Update 8 novembre: ispirato dalla puntata di Ultima Corsa, Mauro Colella ha realizzato questo video su Marone, quasi un micro-documentario

MARONE (IL RITORNO) from colella mauro on Vimeo.

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