Missoni Arte e Colore al Maga di Gallarate

Al museo Maga ci sono capitato per lavoro tante volte e con molta fatica ho resistito alla tentazione di assaggiare – tra una conferenza stampa e un evento – qualcosa della mostra Missoni Arte e Colore. Volevo visitarla con attenzione e alla fine ci sono riuscito, ricavando un pomeriggio intero.

missoni-arte-e-colore-1La mostra di certo si muove nella precisa direzione indicata dal titolo: il rapporto tra l’arte contemporanea e la produzione di Missoni. Un approccio che quasi esclude e certamente mette in secondo piano l’aspetto biografico, del racconto della vita di Ottavio Missoni: una scelta coraggiosa, ma pienamente condivisibile, perchè il percorso umano di Missoni è tanto ricco e per certi versi travagliato (penso anche alla condizione di esule) che sarebbe stato sacrificato.

missoni-arte-e-colore-maga-gallarateDunque: la prima sezione della mostra racconta le radici artistiche di Missoni, accostando le opere d’arte di grandi artisti italiani e stranieri che l’hanno influenzato e appassionato. Il legame con la ricerca formale e sui colori è intuitivo e ha il merito di rendere accessibili le opere anche a chi è profano di arte astratta (meno immediato il rapporto con l’arte concettuale, dico io). Al primo piano la presenza di opere dalla collezione permanente del Maga sembra suggerire un percorso fatto anche in quel centro industriale di provincia, Gallarate, che allora era non solo città manifatturiera (quella in cui Missoni ha mosso i primi passi) ma anche luogo di incontro, ricerca artistica, sperimentazioni (dal Premio Città di Gallarate è nata la collezione della GAM e di qui l’attuale museo Maga).

missoni-arte-e-colore-2La sala di “Macchina-mago” accosta lane e impalpabili colonne di colori e luce, la “sala degli arazzi” stupisce, così come “Le forme della moda”, le piramidi di vestiti Missoni, che solleticano a giocare con le date e estrarre lo smartphone per accompagnare le foto con l’hasthtag #missoniartecolore. Sono i tre grandi ambienti che più attraggono i visitatori ed è difficile non indugiare o ritornare sui propri passi per godersele un minuto di più.

ottavio-missoni-bozzettiMi sarei aspettato che la mostra evocasse maggiormente l’artigianato della moda, ma è pur vero che – in una mostra che come abbiamo detto giustamente rinuncia ad esser biografica – non sono pochi i riferimenti in questo senso. Ci sono i bozzetti tracciati su fogli A4 a quadretti quattro millimetri (avete presente? Quelli dei quaderni di matematica alle medie), davvero potenti nell’evocare il lavoro quotidiano. C’è all’inizio del percorso il video dell’artista turco Ali Kazma, che ripropone il nodo design/artigianato/manifattura nella storia della maison. C’è il rumore delle macchine tessili che fa da morbido e insistente tappeto sonoro nella sala di “Macchina-mago”.

(All’ultimo, solo per caso, in una stanza secondaria del museo ho trovato anche le macchine della maglieria, destinate ai laboratori per bambini e quasi nascoste. E – sì, lo so che non c’entra nulla – l’odore del metallo e dell’olio lubrificante, come una madeleine olfattiva, mi ha riportato indietro agli anni Ottanta, quando di fianco a una macchina per maglieria facevo i compiti di scuola)

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