Cronache ciclostoriche – Tra Borghi e Castelli 2018

Con piacere sono tornato nella Bassa Bergamasca per la ciclostorica “Tra borghi e castelli“. Dopo una sveglia praticamente all’alba, dopo essermi svenato con il pedaggio della celeberrima, costosissima BreBeMi… devo dire che mi sono goduto una bella giornata in bici. Centodieci chilometri il percorso di quest’anno, con qualche novità rispetto allo scorso anno, tra cui il passaggio dallo stabilimento della gloriosa Bianchi e lo spostamento del “campo base” da Brignano a Pagazzano (partenza al castello, ristoro all’oratorio).

Cosa mi è piaciuto
– il doppio passaggio sul viale in pavé del santuario di Caravaggio, con spettacolare vista prospettica. E pazienza se un qui pro quo con la Polizia Locale ha rallentato un po’ il transito in corrispondenza della grande chiesa, comunque sotto gli occhi incuriositi dei turisti della domenica
– i ristori ben curati, compresa l’immancabile polenta con salsiccia, sugo e fagioli (gasp!)
– alcuni tratti sterrati decisamente divertenti, in particolare il tratto lungo il Serio dopo Malpaga. Come scritto lo scorso anno, penso che qualche sterrato in pessime condizioni si poteva tagliare (per esempio tra Brignano e Liteggio)
– il passaggio dentro a Martinengo, prima sul corso porticato, poi nella stretta via sotto alla torre del castello. Credo che davvero una delle cose che più rende particolare questa ciclostorica sia l’insieme di castelli (Pagazzano) e di borghi un tempo murati che si attraversano (Romano, Cologno, Urgnano, Martinengo), oltre a qualche altra piazza (Ghisalba)
– l’assistenza meccanica ben presente, tra i ragazzi del Grest Barbera e il furgoncino con tanto di Bianchi Ragno pronte come “muletti”
– la presenza, nel gruppo da 110 km, di un ragazzino di 13 anni e del mitico ciclista CCCP che quest’anno compie 80 anni!
– la simpatia di tutto il Grest Barbera, “vecchia” e nuova generazione: la Borghi e Castelli ha quel tocco di paesano (che non vuol dire non curato) che per me è un valore aggiunto

Cosa mi è piaciuto di meno
– unico appunto: la velocità forse troppo controllata nella prima metà, salvo poi accelerare decisamente in seguito (nel finale avevo anche un raggio rotto con conseguenti attriti indesiderati da sistemare). Va detto però che l’attenta presenza di moto e Vespe di segnalazione in testa ha davvero garantito andatura costante anche su molti incroci impegnativi

Qui trovi tutte le mie “cronache ciclostoriche”

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