Le memorie operaie e la fabbrica della creatività

La quinta puntata della serie “Cento metri di città”, ambientata nella cittadina di Gallarate. L’articolo è stato pubblicato su VareseNews il 6 aprile 2011

Se volete capire come cambia il lavoro a Gallarate, venite in Viale Leonardo Da Vinci: nell’ultimo tratto della via, alle porte di Arnate, villaggio operaio Bellora Gallaratesi attraversa l’ex Bellora, ieri una fabbrica, oggi un mosaico di imprese diverse attive in mille campi. Ieri il cotone, oggi le agenzie di comunicazione e l’idea di farne una “piazza” di creatività e di eventi.
Non era una fabbrica, la Bellora, era un universo intero: stabilimento, case per gli impiegati e palazzine per gli operai, mensa e teatro sociale, dopolavoro e campi da bocce erano tutti raccolti tra viale Leonardo Da Vinci e la via privata che porta il nome dei benefattori. Continua a leggere

Quando richiedenti asilo (per la libertà) eravamo noi

(post scritto di getto, proposto come riferimento polemico)

«Ma se nel tuo Paese non c’è democrazia, te ne vai via? Quando c’era la dittatura, gli italiani mica se ne ne sono andati all’estero, rimanevano qui». È uno degli slogan usati contro i profughi richiedenti asilo.

Antifascisti_italianiNon è vero, o quantomeno è una semplificazione: durante il Ventennio, a migliaia espatriarono, soprattutto in Francia. Tra i militanti, lo fecero per poter riorganizzare i partiti (come ad esempio i fratelli Rosselli) ma soprattutto per costrizione, perchè apertamente minacciati nell’incolumità fisica o perchè privati del sostegno economico Continua a leggere

Via Goffredo Mameli (non è mica Brixton)

gallarate via mameli«In via Mameli c’è una panchina ogni 1000 abitanti», avevo scritto un anno fa parlando di una zona di Gallarate che qualcuno – a torto, secondo me – considera ormai un ghetto. Se ne torna a parlare ciclicamente, complice qualche rissa o qualche serata in cui le grida tengono svegli un po’ di più i residenti. Ci sono affezionato, a via Mameli, perchè di fianco a quel parchetto (che negli anni Ottanta era un semplice terreno incolto) ci ho vissuto i miei primi otto anni di vita. Io registro, porto la voce di chi lamenta il degrado, ma pure quella che dice: «Qui non è mica un ghetto». Continua a leggere

Padre di plastica, tiraci fuori da questo crepaccio

Due palazzine di nuove case popolari a Gallarate,abitate dal 2008: la foto di Google Street è del dicembre 2010, sta arrivando Natale. In primo piano c’è un terreno incolto in attesa di diventare un parcheggio, ostaggio della legge e delle ipoteche delle banche arrivate fin qui. Ma ai balconi i Babbi Natale salgono in cordata Continua a leggere

Via Fiume, i vicoli dove passa il mondo

La nona puntata di “Cento metri di città”, ambientata nella cittadina di Gallarate. L’articolo è stato pubblicato su VareseNews l’1 marzo 2012

La  titolare del negozio di abbigliamento a metà di via Fiume a Cedrate, in un giorno di fine estate del 2011, prepara i cartelli “liquido tutto”. «Ora ce ne andiamo noi, magari arriveranno i cinesi. Lo vedete, ci sono solo loro». Dice loro e guarda, con simpatia, la ragazza sudamericana sua cliente, sorridente. “Loro” sono gli stranieri in genere: i silenziosi asiatici e i nordafricani che gestiscono la pizzeria d’asporto, gli allegri sudamericani e i pakistani tra gli scaffali del loro minimarket, chini sui loro business. Continua a leggere

Corso Cristoforo Colombo e la città mai esistita

L’ottava puntata di “Cento metri di città”, ambientata nella cittadina di Gallarate. L’articolo è stato pubblicato su VareseNews il 22 febbraio 2012

A una estremità della via stanno le fabbriche tessili che un tempo furono le più grandi di Gallarate, al capo opposto una fabbrica modernissima in vetro e cemento. In mezzo, ci sta una via stretta e tranquilla, con poco traffico e un nome altisonante: Corso Cristoforo Colombo. Non via, ma proprio corso: perché quel nome? Continua a leggere

Via Pacinotti e la fabbrica dei treni

La settima puntata di “Cento metri di città”, ambientata nella cittadina di Gallarate. L’articolo è stato pubblicato su VareseNews il 15 febbraio 2012

In quei capannoni venivano messi a nuovo locomotori e motrici, ma intorno intanto nasceva anche un quartiere. Dal 1905 al 1997 via Pacinotti fu sede delle Officine delle Ferrovie dello Stato di Gallarate, gli operai delle FS furono i primi abitanti del rione di Madonna in Campagna, destinato a diventare negli anni Trenta-Quaranta, da zona ancora agricola, un quartiere vero e proprio. Oggi questo punto della città sembra sospeso tra la tranquilla vita di provincia e l’abbandono delle aree industriali, uno scenario comune alle periferie della metropoli.

«Da bambina – ricorda Oriana, figlia di un operaio delle officine – andavo a portare a mio papà la “schiscetta” a mezzogiorno. Poi alle 17,30 gli andavo incontro all’uscita, abitando lì vicino. E ancora ricordo l’odore forte del ferro che aveva addosso». Tra la “fabbrica dei treni” e il quartiere di Madonna in Campagna esisteva un rapporto strettissimo, di vicinanza fisica. Continua a leggere