La storia sconosciuta degli italiani d’Albania

Mio articolo pubblicato su Osservatorio Balcani Caucaso, luglio 2012

«Posso presentarmi? Sono Bertoli di Trieste». Sentire parole italiane in una strada d’Albania non è avvenimento poi raro, così come non è rarissimo incontrare un italiano. Ma l’accento chiaramente albanese e l’aggiunta successiva mi incuriosiscono subito: «Sono un albanese di Trieste», mi dice questo signore che fino a pochi minuti prima chiaccherava in tosch con un amico davanti alla chiesa cattolico-bizantina di Shen Pjetri, curata dalle Suore Basiliane (foto sotto). E così in un attimo resto conquistato dall’incontro fortuito, dal suo racconto, da un piccolo capitolo di storia tra le due sponde dell’Adriatico: quando l’Italia e la sua classe politica – certamente corrotta, ma ancora non del tutto conquistata dalla xenofobia populista – andò in soccorso degli albanesi di origine italiana, sparsi qua e là sulle montagne e nelle valli tra il Montenegro e l’Epiro.

Questa è una delle loro storie Continua a leggere

Via Goffredo Mameli (non è mica Brixton)

gallarate via mameli«In via Mameli c’è una panchina ogni 1000 abitanti», avevo scritto un anno fa parlando di una zona di Gallarate che qualcuno – a torto, secondo me – considera ormai un ghetto. Se ne torna a parlare ciclicamente, complice qualche rissa o qualche serata in cui le grida tengono svegli un po’ di più i residenti. Ci sono affezionato, a via Mameli, perchè di fianco a quel parchetto (che negli anni Ottanta era un semplice terreno incolto) ci ho vissuto i miei primi otto anni di vita. Io registro, porto la voce di chi lamenta il degrado, ma pure quella che dice: «Qui non è mica un ghetto». Continua a leggere

Via Fiume, i vicoli dove passa il mondo

La nona puntata di “Cento metri di città”, ambientata nella cittadina di Gallarate. L’articolo è stato pubblicato su VareseNews l’1 marzo 2012

La  titolare del negozio di abbigliamento a metà di via Fiume a Cedrate, in un giorno di fine estate del 2011, prepara i cartelli “liquido tutto”. «Ora ce ne andiamo noi, magari arriveranno i cinesi. Lo vedete, ci sono solo loro». Dice loro e guarda, con simpatia, la ragazza sudamericana sua cliente, sorridente. “Loro” sono gli stranieri in genere: i silenziosi asiatici e i nordafricani che gestiscono la pizzeria d’asporto, gli allegri sudamericani e i pakistani tra gli scaffali del loro minimarket, chini sui loro business. Continua a leggere

Una Italia che non s’indigna

I giornalisti sono accusati spesso di non fare il loro lavoro e spesso è vero. Quando lo fanno bene, anzi al meglio, meriterebbero di essere ascoltati, che l’opinione pubblica s’indignasse: e invece in Italia succede che non succede nulla. Domenica sera sono rimasto scandalizzato dalle immagini inedite viste nella straordinaria puntata di Presadiretta di Riccardo Iacona: cittadini di Lampedusa che armati di travi e bastoni massacrano di botte ragazzi tunisini ammassati sull’isola dalla lucida politica del ministro Roberto Maroni. Uomini che si accaniscono contro altri uomini, in cinque contro uno. “Civili” che menano al fianco dei poliziotti, senza che questi ultimi muovano un dito – almeno questo, se non per umanità – per mantenere  la dignità dello Stato che dovrebbe avere il monopolio dell’uso della forza (lasciare la violenza in mano ai privati è una roba che quasi quasi chiamerei mafia). Continua a leggere

Il Bar Keren e gli eritrei milanesi di San Siro

Se chiedete ad una guida turistica dove stiano gli eritrei a Milano, vi risponderà: tra Porta Venezia e l’inizio di Buenos Aires. Avrebbe ragione, visto che qui c’è grande concentrazione di ristoranti e visto che nel 2009 è intorno a quella zona che si muovono i rifugiati eritrei hanno nel mezzo dell’emergenza. Per me, invece, il luogo eritreo di Milano sta in una viuzza stretta e malridotta del quartiere popolare di San Siro: in via Micene angolo via Preneste troverete il Bar Keren, piccolo punto di riferimento di una comunità eritrea d’antica data. Continua a leggere

I sogni di Joel

Articoli su statistiche, studi universitari, campagne di sensibilizzazione: tutto per raccontare i “nuovi italiani”. Poi – facendo i conti sui numeri del 2011 – scopri che il racconto dei giovani immigrati che più ha attratto i lettori sta dentro ad un tragico fatto di cronaca, uno dei tanti dell’anno. Che parla di un ragazzino che veniva da una famiglia di lavoratori, giocava a calcio, voleva solo fare il cameriere e faceva un bel po’ di fatica per avere una vita normale nel suo Paese d’adozione. Spero che i tanti che hanno letto ci abbiano riflettuto un po’ sul ragazzino “straniero”. Raccontare banali storie di provincia è un po’ anche questo, sperare che abbia un senso.

Regione Lombardia si compra Zingonia, la “città” senz’acqua

Regione Lombardia ha annunciato che si comprerà i palazzi di Zingonia, in provincia di Bergamo, per abbatterli, ricostruire l’area e farla «rinascere».

Può una città nascere da zero e crescere? Dalle parti dell’Agro Pontino ne sanno qualcosa, leggere Antonio Pennacchi per credere. Pure a San Paolo del Brasile e a Nuova Delhi. Ma qui parliamo di una cosa diversa: non una città fondata dallo Stato, ma da un privato. Che sceglie i terreni, paga i Comuni interessati, ci porta residenti. Il nome della città – che tale, in realtà, non è mai diventata – si chiama Zingonia, un nome che chi è di Bergamo conosce bene. Continua a leggere