Cronache ciclostoriche – La Belvedere 2019

Secondo appuntamento per me con la Belvedere, la ciclostorica di Mendrisio che è alla terza edizione. Percorsi insoliti, che alla relativa brevità sommano però dislivelli “tosti” e belle viste panoramiche. A renderla particolarmente apprezzata, anche il fatto che sia la ciclostorica più vicina in assoluto a casa…

 

Cosa mi è piaciuto di più
– La piccola deviazione in Italia, in Comune di Clivio, che porta la Belvedere 2019 nel ridottissimo novero delle ciclostoriche internazionali
– Il curioso passaggio alla vecchia dogana di Clivio, tra via Minass e la via Federale di Arzo: c’è la vecchia casermetta e il cancello intatto e chiuso, a presidiare inutile la strada sterrata e dismessa. Il cancello si aggirava con pochi metri di sentiero segnalato a fianco…
– La scelta di innovare di anno in anno il percorso per proporre nuovi scorci, come quelli descritti sopra
– L’ascesa verso Serpiano, belvedere a cavallo tra i due rami del Ceresio, il lago di Lugano: prima i verdi prati di Meride, poi il bosco fitto (con salita pedalabile). A margine: interessante anche Serpiano con l’albergone in cemento, architettura contemporanea in pieno stile ticinese
– Il ristori molto vari e ben curati, compresa la proposta della birra, bevanda a me cara e spesso assente a favore del solo vino (va bene che non puoi bere troppo, ma un bicchiere fa gola di più, diceva quello)
– La scelta dell’Osteria Vignetta a Mendrisio, ambiente che ha reso molto piacevole la festa finale. A suon di boccali di Birra Gottardo

Cosa mi è piaciuto di meno
– L’assenza di bei passaggi su sterrato (come quello a Santa Magherita di Stabio o quello dietro lo scalo ferroviario di Chiasso), ma come dicevo questo è giustificato dalla scelta di voler proporre novità rispetto all’edizione 2018. Confido nel ritorno nel 2020!
– La sfiga di forare a pochi km dall’arrivo…

 

 

Cronache ciclostoriche – La Belvedere 2018

La Belvedere a Mendrisio è stata la mia terza ciclostorica estera (dopo RetroRonde e Savoreuse in Belgio), anche se… a 30 km da casa. Ero andato incuriosito e attratto soprattutto dalla lunga ascesa del percorso “Brevetto”, mentre ero un po’ perplesso dal percorso in fondovalle, avendo in mente un paesaggio molto urbanizzato. Invece – salvo che nel passaggio a Chiasso – ho trovato un percorso molto nel verde. Ciclostorica ben curata, con dislivelli significativi e – nei ristori – l’anomalo e curioso carattere rustico-ticinese

Qui tutte le cronache ciclostoriche

Cosa mi è piaciuto di più
– la bella salita di Valle Muggio: è probabilmente l’unica ciclostorica che arriva fin quasi a mille metri di quota, tra fitti boschi e viste panoramiche. La lunga salita – con tratti davvero durissimi – è comunque interrotta da due tratti intermedia, uno in leggera discesa e uno vallonato
– la rampa in irregolare pavé che conduceva al primo ristoro (nella foto in apertura del post: iil tratto iniziale)
– i tratti sterrati: non mi aspettavo una presenza così significativa, invece sono stati molto divertenti, molto curati salvo isolati passaggi. Piacevole il tratto di via Sottopenz a Chiasso,  il tratto boscoso di Stabio (con lo sbocco nella piana alla chiesa di Santa Margherita, a due passi dal confine), quello finale verso la millenaria chiesa di San Martino a Mendrisio
– la qualità dei ristori, con prodotti locali, fino a quello di pranzo con polenta con formaggi, spesso in bei punti panoramici. E pensare che me ne sono perso uno!

Cosa mi è piaciuto di meno
– il primo ristoro pane e miele, che pur buono risultava un poco scarso per chi doveva affrontare la lunga salita fino a quasi mille metri di quota. Ma è stata un po’ mia scarsa lungimiranza… non calcolare i 16 km di salita!

 

 

Il video