Alla stazione di Bistrik

Ogni volta che guardo quella foto della ferrovia a Bistrik, mi viene un groppo alla gola. È la fine degli anni Sessanta e accanto al treno a vapore che da Sarajevo ha iniziato la sua lunga strada verso Belgrado c’è una bambina seduta accanto ai binari: chissà che fine ha fatto, quella bambina? A Bistrik ci sono stato  nell’estate del 2012, alla ricerca della vecchia stazione, che ha visto bistrik_stanica_narrow_gauge_stationgli ultimi treni a metà anni Settanta, quando è scomparsa la ferrovia a scartamento ridotto per Belgrado. La stazione – di deliziosa foggia austriaca, tra spioventi, beccattelli in legno e tetto a scandole – è rimasta lì e nel mezzo dell’assedio dei nazionalisti serbi pare fosse proprio sotto tiro, a giudicar dalle cicatrici lasciate da shrapnel e proiettili, tutt’intorno ai muri dell’edificio. Continua a leggere

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Sarajevo, quartieri e persone

Per le mahale (quartieri) di Sarajevo, un po’ di scatti ai volti, un po’ ai monumenti, un po’ alla quotidianità. Molte foto ritraggono le mahale di Bistrik e Vratnik. Immagini scattate ad agosto 2012 Continua a leggere

L’amico Vučko

E oggi che lo si vede spesso per le strade di Sarajevo, è commovente pensare all’affetto che i sarajevesi hanno nei suoi confronti, lui che ricorda a tutti i tempi d’oro della città. Lui è il Vučko, il lupetto simbolo delle Olimpiadi invernali di Sarajevo: lo trovi sulle magliette vendute nella Bascarsija, sui manifesti ingialliti dentro agli alberghetti, dipinto sui muri di sostegno delle strade del monte Trebevic, sul tabellone – miracolosamente sopravvissuto alla guerra – che sta davanti alla stazione dei treni Continua a leggere

Vent’anni fa l’incendio della Biblioteca di Sarajevo

[Reduce da un viaggio di alcuni giorni a Sarajevo, dopo anni a leggere di ex Jugoslavia, racconto la storia dei vent’anni dal bombardamento incendiario sulla biblioteca di Sarajevo, divenuta un simbolo, della città e della guerra. A parte quelle storiche, le altre foto sono mie, agosto 2012]

Nella notte del 25 agosto 1992 i cannoni dei nazionalisti serbi distrussero l’edificio che custodiva la storia di 600 anni di convivenza. Oggi la sua rinascita avanza tra le difficoltà: è un simbolo dello spirito della città

E in una notte di vent’anni fa a Sarajevo bruciarono un milione e mezzo di libri, seicento anni di percorsi di convivenza. «S’alzano i roghi al cielo, s’alzano i roghi in cupe vampe» cantavano i CSI parlando della Vijecnica, la biblioteca di Sarajevo bombardata e incendiata dagli obici e dai mortai dei cetnici, i nazionalisti serbi che volevano distruggere la città e i suoi abitanti. Era la notte tra il 25 e il 26 agosto 1992. Oggi, a distanza di vent’anni, l’edificio è quasi interamente ricostruito, dopo anni e anni di restauro reso difficile dalla mancanza di risorse. Continua a leggere