Una Italia che non s’indigna

I giornalisti sono accusati spesso di non fare il loro lavoro e spesso è vero. Quando lo fanno bene, anzi al meglio, meriterebbero di essere ascoltati, che l’opinione pubblica s’indignasse: e invece in Italia succede che non succede nulla. Domenica sera sono rimasto scandalizzato dalle immagini inedite viste nella straordinaria puntata di Presadiretta di Riccardo Iacona: cittadini di Lampedusa che armati di travi e bastoni massacrano di botte ragazzi tunisini ammassati sull’isola dalla lucida politica del ministro Roberto Maroni. Uomini che si accaniscono contro altri uomini, in cinque contro uno. “Civili” che menano al fianco dei poliziotti, senza che questi ultimi muovano un dito – almeno questo, se non per umanità – per mantenere  la dignità dello Stato che dovrebbe avere il monopolio dell’uso della forza (lasciare la violenza in mano ai privati è una roba che quasi quasi chiamerei mafia). Continua a leggere

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Mohamed, Marina e la pronuncia di Tahrir Square

Il 2011 è stato l’anno della Primavera Araba. Ci ha sorpreso a gennaio, quando si è scoperta l’esistenza di un posto in Tunisia che si chiama Sidi Bouzid, una cittadina con la piazza polverosa come tante località del mondo. Ci abitava Mohamed Bouazizi, il ragazzo di 26 anni che con il suo sacrifico – cercato o meno che sia – ha dato il vita alla rivoluzione, che non sappiamo ancora come finirà (nella Storia non si sa mai come va a finire). La storia di quest’anno suona per me come la voce di Marina Petrillo, che ho ascoltato su Alaska di Radio Popolare raccontare di luoghi, storie e vite, calandosi fin dentro alle vicende, scegliendo di fare un giornalismo che non è neutrale ma partecipe Continua a leggere