Tranvieri per passione, sulle strade del Belgio (in Italia non avrebbero vita facile)

asvi6Philippe ha quasi 70 anni e in un giorno di maggio porta a spasso i gitanti sopra ad un tram storico. Armeggia con le marce (quello che guida oggi è un vecchio tram Diesel, del 1934), fischia al passaggio nelle strade: da giovane ha fatto il bigliettaio per otto anni a Bruxelles, poi ha lavorato in tutt’altro settore e oggi il tranviere lo fa per amore e per volontariato. La sua associazione (sua e di altri 200 e passa soci) si chiama Asvi, acronimo che sta per Associazione per la Salvaguardia delle Vicinali, dove per “Vicinali” si intendono le ferrotramvie che fino agli anni Ottanta attraversavano la provincia belga, collegando villaggi e cittadine tra loro e con le grandi città come Bruxelles, Charleroi, Anversa, Liegi… L’Asvi sta vicino a Charleroi, in una cittadina di nome Thuin, con thuinun’alta torre civica – uno dei Beffroi tutelati dall’Unesco – e le mura che guardano il fiume Sambre: nata come semplice collezione di vecchi tram salvati alla demolizione (alcuni molto vecchi recuperati persino dai giardini di abitazioni, dove fungevano da pollai o rimesse per gli attrezzi), dal 1983 l’Asvi fa correre i suoi tram su una breve sezione di una linea “vicinale”, chiusa in quell’anno al traffico regolare. Un tratto sulla strada in pavé di Thuin, un tratto tra i boschi scavalcando la Sambre con un ponticello, un altro tratto dentro e intorno al vicino paesone di Lobbes.

IMG_6957I tram sono tantissimi, riparati in un capannone-officina e – una volta restaurati – custoditi dentro al museo vero e proprio inaugurato nel 1999: ci sono i tram elettrici d’inizio secolo dai colori sgargianti, vagoni merci che ci si immagina fermare in qualche villaggio a caricare galline chiuse in qualche cassetta di legno, motrici elettriche bianche degli anni trenta e un tram bianco-rosso di foggia americana che, massiccio, starebbe bene sulle eleganti e ampie strade di una New York o di una operaia Pittsburgh (città dell’acciaio, non a caso gemellata con Charleroi); e ancora l’antica locomotiva a vapore con le ruote e le bielle carenate non per ragioni aerodinamiche, ma per non spaventare i cavalli nel passaggio lungo le strade; e poi le piccole automotrici Diesel che a partire dagli anni Trenta hanno sostituito il vapore, sulle tratte meno frequentate di campagna e nei boschi. Decine di veicoli storici, ricostruiti con grande passione e anche con un po’ meno di ostacoli burocratici rispetto all’Italia, dove a prosciugare le casse delle associazioni sono (più che non le lavorazioni su vecchie carrozzerie e motori elettrici da ripristinare) le pratiche alla motorizzazione – e ora anche quelle dell’ente speciale per i mezzi di trasporto a impianti fissi, l’Ustif.

asvi4Di solito i tram dell’Asvi circolano solo di domenica, gli altri giorni i volontari tengono aperto solo il museo (con delizioso caffè interno). È venerdì, ma ci sono scuole e pensionati in visita, così dal capannone del museo esce proprio una piccola motrice Diesel, con il suo bravo rimorchietto al seguito, pieno di visitatori. «Quelle chance pour vous», che fortuna, mi dicono. Philippe si mette alla guida, “scortato” da altri tre tranvieri volontari: in Italia non sarebbe possibile, perché i volontari – anche se ben preparati – devono limitarsi a ruoli accessori, la guida dei tram è tram-asvi-thuinriservata solo ai dipendenti delle aziende di trasporto, che magari in qualche caso sono anche volontari alla domenica ma devono comunque essere riconosciuti (un limite non da poco, anche per associazioni molto attive, come ad esempio quella che opera sui tram di Torino). In Belgio, ma anche in Francia e in Germania e altrove, i tranvieri e ferrovieri volontari sono però centinaia, di tutte le età, e fanno marciare le ferrovie turistiche, senza incidenti. “Tranvieri per amore dei tram” e non per lavoro, appunto.

Torniamo all’Asvi: dapprima ci mettiamo in viaggio su una vecchia linea ferroviaria, che dal 2010 si è trasformata in nuovo percorso per i tram ed è affiancata da un RAVEL, un percorso per pedoni, ciclisti, cavalieri che fa parte di una rete di “dorsali a mobilità lenta” varate di recente dalla Regione Vallonia. asvi8Poi via sulla storica linea del tram per Charleroi, un po’ su strada un po’ in mezzo alla campagna: «Viaggiamo con l’autorail Diesel, perché i ladri hanno rubato il rame del filo aereo della corrente», ci informano, con un po’ di dispiacere. Dopo la sosta sul ponte sulla Sambre (accanto ai due binari della ferrovia), arrivati a Lobbes, si sale verso la parte alta del paese, con un curvone nel bosco che rende più dolce la salita. Al capolinea si sosta qualche minuto e Philippe approfitta per dare da mangiare un po’ di pane agli animali in un vicino recinto, tra le casette in mattoni. Poi via di nuovo verso il museo, ripassando nel bosco fitto, poi sul fiume, poi tra le case di Thuin Ville Basse dove il tram scampanella (c’è anche un tratto dentro la cittadina, ma si va lì solo di domenica, in settimana c’è il mercato).

Al museo attende una scolaresca che mangia sui tavolini sistemati tra i tram, un ambiente gradevole anche per chi, dal paese, han2viene qui a prendere anche solo un caffè in un posto familiare. «Siamo oltre duecento soci, una quindicina sono quelli che vengono qui ogni giorno a lavorare sui tram» spiega la signora al bancone, volontaria anche lei. Il “lavoro” da fare sui tram non manca: in officina c’è anche una vecchia motrice che viene dalle Grottes Des Han-sur-Lesse: nella località turistica del Sud del Belgio il tram bianco-rosso (nella foto) collega il paese alle grotte con una corsa ogni mezz’ora. Per il resto delle Vicinali, in Vallonia, rimane poco dopo le ultime chiusure negli anni Ottanta: qualche chilometro di binari vicino a Charleroi, integrati con la metropolitana leggera della città, un’altra associazione vicino a Rochefort; nelle Fiandre c’è ancora la lunga linea del Kusttram, il tram che segue quasi tutta la costa del Mare del Nord. Ma la memoria delle Vicinali di un tempo – che in Belgio sono davvero un pezzo di storia collettiva, usate dai contadini, dai minatori, dai tanti emigrati italiani – è conservata soprattutto qui, all’Asvi di Thuin.

L’altra parte della mia vacanza di primavera in Belgio: la Retro Ronde, il Giro delle Fiandre d’epoca

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